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Celebrare la vita oltre la morte: le ofrendas del Día de los Muertos

Nella cultura messicana, il Día de los Muertos non è una semplice commemorazione dei propri cari defunti. La festività, che ha luogo nei primi giorni di novembre, è una vera e propria esplosione di colori, profumi, sapori e ricordi che attraversa le strade e le città di tutto il paese. Niente a che vedere con un momento di raccoglimento improntato alla riflessione come lo può immaginare nel mondo occidentale, quanto invece un’occasione per ricordare con gioia e affetto tutti coloro che non sono più tra noi.

Origini e storia

Il Messico è un Paese fortemente cattolico, ma le radici di questa festività affondano in tempi molto più antichi. L’influenza pre-ispanica, con elementi che rimandano alle culture e alle tradizioni dei popoli Maya e Aztechi, è infatti piuttosto evidente nella credenza di una continua alternanza tra vita e morte alla base dell’ordine cosmico.

Con l’arrivo dei conquistadores spagnoli, nel XVI secolo, ebbe inizio una commistione tra rituali pagani e cristiani che portò alla nascita della festa che conosciamo oggi, ossia un momento speciale dove i defunti possono lasciare l’aldilà per ricongiungersi ai propri cari, nel mondo dei vivi.

Le ‘ofrendas’, cuore della celebrazione


Il cuore vitale di questa festività sono le ofrendas, altari commemorativi allestiti in onore degli antenati. Fotografie, fiori e candele sono accompagnati infatti dai piatti e delle bevande preferiti del defunto, in modo che possa attraversare il portale tra i mondi e ritrovare la via di casa, dove viene onorato il suo lignaggio e si garantisce la continuità della sua esistenza, nel regno delle anime, attraverso il suo ricordo.

La Calavera Catrina

La Calavera Catrina è forse il simbolo più noto e riconoscibile di questa festività: l’elegante scheletro vestito è infatti la rappresentazione più immediata della continuità che lega vita e morte e ci ricorda che, davanti alla seconda, siamo tutti uguali, a prescindere da quale sia stato il nostro status sociale.

Nata come una forte critica rivolta da José Guadalupe Posada alle classi agiate della società durante la rivoluzione messicana, venne dichiarata simbolo popolare della morte dal pittore e artista Diego Rivera.

L’importanza culturale e sociale


Il fulcro della festività è la celebrazione della vita e dell’importanza di vivere nel presente, abbracciando la morte come un proseguo naturale che non deve essere temuto ma accolto con serenità. Si tratta di un momento di unione familiare e riflessione durante il quale gli spiriti vengono accolti con gioia, ricordandoci come in realtà siano sempre con noi, nei nostri cuori e nei nostri ricordi.

Conclusione


Il “Día de los Muertos” ci insegna che la morte non è da temere. È una celebrazione dell’amore, dei ricordi e della vita stessa, un promemoria che la morte è solo un altro passo nel nostro viaggio.

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