La vita e la morte nella mitologia bretone

La Bretagna è una regione a nord-ovest della Francia bagnata dall’Oceano Atlantico; un antico stato indipendente che conserva le sue lingue regionali, bretone e gallo, pur adottando il francese come lingua ufficiale.

La ricchezza della cultura bretone deriva da una stratificazione antichissima di leggende e riti legati alle popolazioni che l’hanno vissuta e attraversata.

Per raccontare meglio le credenze di una terra così nobile riportiamo un paragrafo del libro “Bretagna”, di Valerio De Lorenzo e altri, Bagno a Ripoli, Firenze, Edizioni Edarc, 1994:

«Si dice che i bretoni abbiano i piedi per terra e la testa tra le nuvole e questo perché sono notoriamente un popolo di poeti capaci di sognare e di vivere in un mondo che sembra sospeso tra la realtà e la fantasia. 

Per fortuna queste prerogative non sono andate sciupate ma si sono trasformate in materia letteraria di gran pregio, in cui splende per fama e qualità il ciclo dei romanzi della "Table Ronde" e di tutti i racconti fantastici che ne sono seguiti. [...]

La ricerca del Santo Graal è la radice da cui partono queste storie: il Graal sarebbe la coppa in cui bevve Cristo durante l'ultima cena e che sarebbe stata portata dalla Palestina nella foresta di Brocéliande con alcune gocce del divino sangue, da Giuseppe d'Arimatea, un discepolo di Cristo. Qui se ne perdono le tracce e nel Vi secolo Roi Arthur e i suoi guerrieri dal cuore puro ne intraprendono la ricerca; in quest'opera si distingue Perceval. A queste si intrecciano le storie di "Merlin l'enchanteur"e della fata Vivane che per trattenerlo a sé per l'eternità lo chiude in un cerchio magico, e quella del triste amore di Tristan e Iseult.

Un'altra storia importante è quella della città d'Ys, nascosta dalle acque del mare e di cui trattiene le chiavi il buon re Gradlon padre di Ahès o Dahut, l'ingenua principessa vittima del diavolo. […]

Lo spirito bretone è per sua natura, ancora oggi, rivolto al fantastico, al soprannaturale, al sogno, ma basta vedere questo paese per comprendere il perché di tutto ciò: certi paesaggi, certi scorci rimandano inevitabilmente a certe atmosfere che non possono non lasciare il segno.

Nella mitologia bretone si sono stratificate nei secoli le credenze delle varie epoche a partire da quelle preistoriche, poi galliche e celtiche, che daranno l'apporto più grande, a cui si sono aggiunte quelle cristiane e un tipico fervore cattolico che cercando di riportare il tutto a una razionalità di per sé irrazionale riesce a creare un raro miscuglio imprevedibile e meraviglioso tra il mondo magico e le credenze religiose comunemente accettate.

Basti pensare a come, in tutte queste leggende e storie che sono il grandissimo patrimonio della Bretagna, il mondo dei vivi interferisce con quello dei morti, con l'Altro Mondo oppure all'agire di figure sante.

Oppure ancora si pensi a come si è preteso di cristianizzare ciò che era pagano e misterioso. Le croci sui "menhir" ne sono un esempio, o la costruzione di cappelle sugli antichi tumuli sepolcrali, o al contrario l'inserimenti del mondo magico su strutture cristiane, basti pensare alle sirene e agli altri esseri fantastici che si incontrano nelle strutture delle chiese, dei "calvaires", degli "ossuaires", la presenza ossessiva delle fiamme dell'inferno e soprattutto della morte, l'Ankou, che viene personificata sotto forma di scheletro a volte orrido, a volte beffardo, armato di falce o di freccia, inciso o scolpito sui frontoni delle chiese, degli "ossuaires" oppure sulle acquasantiere. 

L'Ankou è anche il protagonista più frequente delle storie e leggende bretoni. Si aggiunga anche tutto il mondo magico delle fate,delle streghe e dei "korrigans"i folletti dei boschi a volte buoni altre malefici. Senza dimenticare i "lavandières de la nuit"che non sarebbero altro che e anime dei dannati che sono condannati a lavare il sudario dei morti. […]»

Tutte queste leggende e favole dell’immaginario sono in gran parte raccolte nel volume "La Légende de la Mort” di Anatole Le Braz.

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