Donare il proprio corpo alla scienza

In Italia la donazione di corpi a scopo scientifico è molto rara.

Si tratta di una prassi preziosa per la ricerca e per la pratica medica, che in altri paesi europei è di uso comune, così tanto che molti istituti scientifici sono costretti a non accettare più cadaveri perché ne hanno troppi.

Ma di cosa si tratta e come funziona?

In Italia

Oggi, nella pratica, per donare un corpo alla ricerca scientifica è necessario farne esplicita richiesta in un testamento olografo, ossia scritto per intero, datato e sottoscritto di mano dal testatore, e consegnarlo a uno dei centri universitari che si occupano dello studio dei cadaveri.

Altrimenti la legislazione per ora si basa su un regolamento del 1990 della polizia mortuaria, risalente a un decreto regio del 1933, secondo il quale possono essere donati alla ricerca i corpi non reclamati da parenti fino al sesto grado.

Attualmente è in esame al senato un disegno di legge proprio per disciplinare le disposizioni di donazione di un corpo post mortem a fini scientifici.

Come funziona

Il primo passo è l’approvazione del centro scientifico.

Il corpo inoltre deve rispondere a determinati requisiti per essere idoneo: 

deve arrivare al dipartimento di anatomia entro 24 ore dal decesso, tempo piuttosto breve che lascia poco tempo per dire addio alla persona che se ne è andata; 

non deve presentare alcun segno di decomposizione o ferite aperte perché per il processo d’imbalsamazione è fondamentale che l’apparato circolatorio sia intatto;

il defunto non deve essere né troppo alto né troppo grasso, altrimenti non entrerebbe nei contenitori isotermici e nella vasca di formalina.

Una volta approvato il corpo, la procedura impone di mettere il cartellino numerato all’alluce per trasformare il cadavere in anonimo.

Dopo di che viene consegnato al tassidermista che in base alle necessità del centro di ricerca applicherà il processo di conservazione ottimale.

La maggior parte dei corpi sono destinati alla dissezione e vengono quindi imbalsamati con metodo tradizionale: tramite iniezione di formalina e immersione in un liquido di conservazione.

La fine del corpo “anatomizzato”

Il viaggio finale di un corpo anatomizzato è la cremazione dei suoi resti e lo spargimento delle ceneri.

In Olanda esiste l’unico monumento al mondo dedicato ai donatori per la scienza e una volta l’anno presso questo simbolo si riuniscono i collaboratori del dipartimento di anatomia per un discorso commemorativo:

un raduno di persone che non li hanno conosciuti da vivi, ma che ne hanno apprezzato il gesto e testimoniano così la riconoscenza per chi ha deciso di donarsi con fiducia alla scienza.

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